sabato 9 maggio 2009
Tempio di 4000 anni fa a Pyrgos-Mavroraki
Dovrebber risalire all'ultimo episodio di ricostruzione, indicato dalla presenza di ceramica dall'inizio del Bronzo Antico (2500-2350 a.C.) fino al Bronzo Medio II (1800 a.C.).
La destinazione dell'edificio sembra culturale, data la preenza di un altare fiancheggiato su due lati, da un canale costruito in blocchi di basalto e intonaco di calce per la furiuscita del sangue e dell'acqua lustrale.
"Appaiono di grande interesse, soprattutto per la datazione estremamente alta del complesso, i confronti con aree simili, benchè non triangolari, descritte in diversi passi della Bibbia." dichiara la responbile del sito, Maria Rosaria Belgiorno.
mercoledì 22 aprile 2009
Il primo cockteil
Una particolare miscela arcaica di vino, birra, succo di mela e miele. Questa è la composizione di una sorta di grog, come dice Patrick McGregor, una bevanda arcaica che è stata recentemente posta sul mercato negli USA col nome "Il tocco di Midas".
McGovern, professore presso l'Università di Pennsylvania, Philadelphia, ha studiato l'evoluzione della viticoltura in Oriente e in Occidente, trovando alcune terracotte lungo il fiume Tigri che mostravano tracce di acido tartarico (un elemento caratteristico del vitigno di fermentazione), miele, succo di mela e birra d'orzo (una sorta di birra ante litteram).
È degno di nota che probabilmente questo grog era bevuto anche dagli Etruschi, come si può dedurre analizzando alcune ceramiche del Sud della Toscana. Si presume che la domesticazione della vite in Etruria sia stata precedente rispetto alla diffusione del vino greco lungo le coste del sud .
Secondo Osvaldo Failla, ricercatore presso l'Università degli Studi di Milano, è possibile che la domesticazione della vite selvatica abbia avuto luogo in zone circoscritte, e non solo dopo l'introduzione di vitigni esterni. Questo è stato probabilmente possibile grazie alla cura che gli uomini mantenevano per il loro ambiente, migliorando la variabilità genetica e la coltura delle piante.
Nel contesto del progetto di ricerca Vinum, sono state analizzate le caratteristiche genetiche delle viti selvatiche trovate in diversi siti archeologici in Maremma (Toscana), con alcuni vitigni presenti in luoghi non antropizzati. Questi studi hanno dimostrato che, quando gli uomini erano in contatto con la vite selvatica, la variabilità genetica locale risultava accresciuta. È stato inoltre possibile distinguere geneticamente le popolazioni di viti selvatiche derivanti da zone antropizzate rispetto a quelle di aree non antropizzate.
Vino d'erbe per i faraoni indisposti

Quando la "nonna" consigliava qualche sorso di vino di bacche di sambuco "per scopi medicinali", stava seguendo una tradizione che va indietro migliaia di anni. I ricercatori dicono d'aver trovato la prova che gli Egiziani temperavano il loro vino con erbe medicinali sin da 5.000 anni fa.
Un'analisi chimica di terraglie datate al 3150 a.C. indica che erbe e resine erano aggiunte al vino d'uva, secondo una ricerca diretta da Patrick E. McGovern del museo dell'Università della Pennsylvania, come riferiscono le relazioni di antropologia e di archeologia degli atti dell'Accademia nazionale delle Scienze.
L'aggiunta di resine arboree al vino per impedire la malattia era ampiamente conosciuta nei periodi antichi, segnalata anche in Cina antica e sino al Medio Evo, dicono i ricercatori. E notano che nei resoconti dell'antico Egitto si parla di varie erbe che si mescolavano nel vino, nella birra ed in altri liquidi per usi medici.
I prodotti chimici recuperati dalle terraglie indicano che oltre al vino c'erano santoreggia, aniceto blu ed artemisia - un membro della famiglia dell'assenzio romano. Altri prodotti chimici indicano la presenza possibile di balsamo, di senna, di coriandolo, di teucrio o scordio, di menta, di salvia e di timo.
martedì 17 febbraio 2009
Piramidi in Germania

Gli "Halden" di Schmie sono paragonabili a simili luoghi di sepoltura degli Etruschi, come la necropoli di Cerveteri a nord di Roma. Questa nuova scoperta di tumuli di pietra in Germania presenta il fatto strano, di tumuli eretti in altezza, molto grandi, mentre a Cerveteri la necropoli è scavata nella roccia di tufo, su una grande estensione di terreno.
giovedì 1 gennaio 2009
Scoperte in Egitto tombe di 4300 anni fa
giovedì 4 dicembre 2008
Recuperate 15 anfore (II-III sec. a.C.) nel mare di Ugento (LE)

15 anfore del periodo greco-italico datate II-III secolo aC, sono venute alla luce nel mare di Ugento grazie ai sub del Nucleo sommozzatori dei carabinieri di Taranto. Le anfore sono state depositate nei locali del museo civico "Zecca" di Ugento, in attesa di essere prelevate dagli esperti della Soprintendenza alle antichità di Taranto, che dovranno anche studiarle. Le anfore recuperate si aggiungono alle 43 sequestrate nei giorni scorsi dai carabinieri della Compagnia di Taranto, cinque in mare mentre stavano per essere issate su un piccolo natante e le altre nel garage di un 46enne impiegato di Ugento, denunciato assieme ad un altro ugentino, che si era immerso a circa 50 metri di profondita' per "pescarle". Nell'abitazione del 46enne, i militari avevano trovato anche sette pistole e quasi 500 munizioni, e per questo l'uomo, incensurato, era stata arrestato, e si trova ancora in carcere. Con martello, pala ed altri strumenti, altre preziose anfore erano state danneggiate durante il recupero. Il sito archeologico sottomarino, sconosciuto sino al momento dell'operazione dei carabinieri, verrà ora protetto con una rete metallica, e la sua custodia affidata ad alcune associazioni di volontari della zona. Con ogni probabilità, coperta dalla sabbia sul fondo dovrebbe esserci anche la nave che trasportava le anfore, che verosimilmente erano piene di vino oppure di olio, o forse di grano. La nave dovrebbe aver fatto naufragio finendo nelle secche di Ugento, dove ancora oggi qualche natante finisce per arenarsi.